In presenza di tesi tecniche contrapposte, il Giudice del merito deve valutare l’affidabilità e l’integrità degli esperti e poi accertare la sussistenza o meno di una soluzione che sia di affidamento e idonea a sorreggere l’argomentazione probatoria.

Con sentenza del 17/3/2016 il Tribunale di Piacenza assolveva vari medici operanti nel locale ospedale civile dal reato di cui agli artt. 113 e 589 c.p. per aver cagionato la morte di un paziente, con apporti di cooperazione causale differenti, per colpa consistita in negligenza, imprudenza, imperizia e mancato rispetto delle regole dell’arte medica.

Secondo la tesi accusatoria il decesso sarebbe stato cagionato da uno shock ‘complesso’ (settico ed emorragico) insorto dopo un intervento di urgenza per peritonite acuta.

Nella lunga istruttoria dibattimentale di primo grado erano sentiti in contraddittorio i consulenti di parte (P.M., parti civili, responsabile civile ed imputati) e i tre componenti del collegio peritale nominato dal Tribunale.

Tuttavia, all’esito, veniva accertato dai periti che il ruolo decisivo per il decesso era stato assunto non dallo shock complesso, ma dalla componente cardiaca del degente dovuta ad una grave coronarosclerosi. E, per l’effetto, alcun profilo di responsabilità colposa era addebitabile agli imputati.

Per tale ragione la pronuncia veniva impugnata solo dalle difese delle parti civili.

La Corte di Appello di Bologna, con sentenza del 5/4/2018, confermava la sentenza di primo grado.

Avverso detta pronuncia le difese delle parti civili ricorrevano in Cassazione.

La S.C. (4^ Sezione Penale) con sentenza n. 7667 del 30/1/2019 ha rigettato i ricorsi.

I ricorrenti contestavano le conclusioni del collegio peritale di primo grado e riproponevano le tesi dei consulenti del P.M..

Tuttavia, la Corte di Cassazione, riportandosi a precedente giurisprudenza di legittimità in argomento  della medesima sezione (sentenze nn. 43786/201, Cozzini e 24573/2011, Di Palma ed altri) ha osservato, in sintesi, come le modalità di acquisizione ed elaborazione del sapere scientifico all’interno del processo siano di esclusiva competenza del Giudice del merito e non di quello della legittimità, che non detiene proprie competenze privilegiate. Quest’ultimo Giudice è chiamato solamente a valutare la correttezza metodologica dell’approccio del Giudice del merito al sapere tecnico – scientifico, senza poter procedere ad una differente valutazione del fatto: in sostanza, non deve stabilire se la tesi accolta sia esatta, ma solo se la spiegazione fornita sia stata razionale e logica, ad  esprimere quindi un giudizio di razionalità e di logicità dell’argomentazione esplicativa dei Giudici di merito.

In materia di responsabilità medica e (ed è il PRINCIPIO che quivi interessa) in caso di pluralità di indagini svolte da periti e consulenti ed in presenza di TESI CONTRAPPOSTE sulla causalità materiale dell’evento, ad avviso della S.C. (ed in condivisione di precedenti conformi pronunce, quale Cass. Pen. V, n. 9831/2015, Minichini ed altri) il Giudice dovrà in primo luogo valutare l’affidabilità metodologica e l’integrità delle intenzioni degli esperti,  i quali dovranno delineare gli scenari degli studi e fornire adeguati elementi di giudizio; secondariamente, dovrà accertare, all’esito di una esaustiva indagine delle singole ipotesi formulate dagli esperti, la sussistenza di una soluzione sufficientemente affidabile costituita da una ‘metateoria’ frutto di una ponderata valutazione delle differenti rappresentazioni scientifiche del problema, in grado di fornire concrete, significative ed attendibili informazioni idonee a sorreggere l’argomentazione probatoria inerente allo specifico caso esaminato. Qualora non si rinvenga detta soluzione, non si  potrà che riconoscere l’impossibilità di addivenire ad una conclusione in termini di certezza processuale, con un inevitabile esito assolutorio.

Avv. Carlo Delfino  | LegalSanità