Sono esclusi i profili di responsabilità da 231 se il datore di lavoro ha adottato e costantemente aggiornato tutte le misure anti contagio prescritte dall’Autorità pubblica (Confindustria – 10 giugno 2020).

L’emergenza epidemiologica da COVID-19 ha coinvolto ovviamente tutte le imprese, chiamate, tra le altre cose, ad adattare la propria struttura organizzativa e il modo di gestire le prestazioni lavorative al fine di garantire la tutela della salute dei propri lavoratori.

La diffusione dell’epidemia ha rischiato di mettere a dura prova la tenuta dei Modelli 231, con riferimento non solo all’ambito della salute e sicurezza del posto di lavoro ma anche in ordine ai reati societari, informatici e contro la PA ed ai reati conseguenti indebiti utilizzi di finanziamenti pubblici. In particolare, in ambito sanitario e di sicurezza del posto di lavoro, il datore di lavoro ha (o avrebbe dovuto) dovuto predisporre – in attuazione di quanto previsto nel Modello 231 – adeguate misure volte a tutelare i lavoratori dal rischio di contagio nei luoghi di lavoro, ai sensi dell’art. 2087 cod.civ. (“Tutela delle condizioni di lavoro” – L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro).

Purtroppo, l’imprevedibilità del contagio da COVID-19 e la mancanza di un’adeguata conoscenza medica, ha comportato che i datori di lavoro non avessero a disposizione le esperienze e le tecniche consolidate richieste dall’art. 2087 cod.civ. né le competenze scientifiche necessarie a valutare adeguatamente un rischio di tal genere e le sue conseguenze e, quindi, non potessero decidere autonomamente le misure necessarie a contenere tale rischio.

Per tale ragione, è intervenuta l’Autorità pubblica alla quale è stata demandata l’individuazione delle misure generali di contenimento e di prevenzione da adottare nelle organizzazioni produttive, anche attraverso appositi Comitati scientifici, di informazioni e competenze necessarie a valutare il rischio e individuare le misure necessarie per farvi fronte.
E’ da sottolineare che, se le misure di prevenzione attuate non sono idonee ad evitare la propagazione del contagio tra i dipendenti, la malattia o nei casi più gravi, il decesso dei lavoratori contagiati, si potrebbero evidenziare i reati di lesioni personali colpose (art. 590 cod.pen.) o di omicidio colposo (art. 589 cod.pen.), in violazione delle norme a tutela della salute e sicurezza sul lavoro con eventuale conseguente responsabilità del datore di lavoro ove venga dimostrata una relazione tra il contagio e la violazione delle norme di prevenzione.

L’art. 29-bis del D.L. n. 23/2020 ha l’indubbio merito di indicare i comportamenti che il datore di lavoro deve adottare per adempiere al dettato dell’art. 2087 del cod.civ. e, pertanto, si può ragionevolmente ritenere che laddove il datore di lavoro abbia adottato ed attuato scrupolosamente le misure di prevenzione ed i protocolli dell’Autorità pubblica ed abbia altresì aggiornato costantemente il Modello 231, con il supporto dei propri Organismi di Vigilanza, non corra il rischio di una responsabilità conseguente.

Appare estremamente utile, da ultimo, che di tali comportamenti il datore di lavoro lasci comunque traccia, sia per quanto riguarda l’acquisizione dei beni e dei servizi per la sanificazione, sia per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro, sia per le informative ai lavoratori sui comportamenti e le regole da osservare, elementi questi che inevitabilmente andranno a integrare i regolamenti disciplinari adottati in azienda.