Da un rapporto che affronta diversi temi cruciali, segnalo qui alcuni spunti interessanti specie per la problematica, resa ancora più attuale dall’epidemia in corso, dell’assistenza territoriale.

Il Rapporto ripercorre i cambiamenti intervenuti a partire dalla crisi finanziaria di inizio decennio: la graduale riduzione della spesa pubblica per la sanità e il crescente ruolo di quella a carico dei cittadini; la contrazione del personale a tempo indeterminato e il crescente ricorso a contratti a tempo determinato o a consulenze; la riduzione delle strutture di ricovero ospedaliere e l’assistenza territoriale; il rallentamento degli investimenti.

La Corte dei Conti sottolinea la necessità di interrogarsi su quali scelte adottare, “ben sapendo che potenziare il finanziamento del sistema pubblico comporta di riconsiderare con attenzione il ricorso, finora risultato prevalente, a misure che implicano trasferimenti monetari diretti o minori prelievi fiscali”.

Va anche considerato, tuttavia, che l’esercizio di controllo della spesa, che ha caratterizzato questi anni, deve essere mantenuto proprio per evitare che, come accaduto in passato, inefficienze e cattiva gestione non consentano di tradurre l’aumento dei finanziamenti destinati al sistema sanitario in effettivi servizi al cittadino.

Di qui anche la necessità, secondo la Corte, di proseguire sul sentiero riproposto dal Patto della salute, sottoscritto lo scorso dicembre, per un potenziamento della capacità di programmazione della spesa a livello di comunità territoriali.

Il rapporto in esame, correlativamente al fenomeno epidemiologico che subiamo in questo periodo, contiene una critica severa e precisa: la mancanza di un sistema efficace di assistenza territoriale.

“La crisi ha messo in luce anche, e soprattutto, i rischi insiti nel ritardo con cui ci si è mossi per rafforzare le strutture territoriali, a fronte del forte sforzo operato per il recupero di più elevati livelli di efficienza e di appropriatezza nell’utilizzo delle strutture di ricovero”.

La mancanza di un efficace sistema di assistenza sul territorio ha lasciato la popolazione senza protezioni adeguate.

“Se fino ad ora tali carenze si erano scaricate non senza problemi sulle famiglie, contando sulle risorse economiche private e su una assistenza spesso basata su manodopera con bassa qualificazione sociosanitaria (badanti), finendo per incidere sul particolare individuale, esse hanno finito per rappresentare una debolezza anche dal punto di vista della difesa complessiva del sistema quando si è presentata una sfida nuova e sconosciuta”.

Decisamente la Corte afferma che una adeguata rete di assistenza sul territorio non è solo una questione di civiltà a fronte delle difficoltà del singolo e delle persone con disabilità e cronicità, ma rappresenta l’unico strumento di difesa per affrontare e contenere con rapidità fenomeni come quello che stiamo combattendo.

“L’insufficienza delle risorse destinate al territorio ha reso più tardivo e ha fatto trovare disarmato il primo fronte che doveva potersi opporre al dilagare della malattia e che si è trovato esso stesso coinvolto nelle difficoltà della popolazione, pagando un prezzo in termini di vite molto alto. Una attenzione a questi temi si è vista nell’ultima legge di bilancio con la previsione di fondi per l’acquisto di attrezzature per gli ambulatori di medicina generale, ma essa dovrà essere comunque implementata superata la crisi, così come risorse saranno necessarie per gli investimenti diretti a riportare le strutture sanitarie ad efficienza”.

Ritengo che la censura sopra esposta sulle carenze dell’assistenza territoriale abbia un peso non trascurabile anche sulla bilancia delle pretese responsabilità delle strutture socio-sanitarie per i danni subiti dai pazienti contagiati.

Allo stesso modo, a mio sommesso avviso, credo che non si possa prescindere dalle considerazioni in commento – dovendole anzi intenderle come lucido e ineludibile monito – allorché si decida di rivedere il sistema organizzativo delle strutture territoriali, in particolare delle RSA.