L’agire dei professionisti – e quindi pure quello dei sanitari – deve essere primariamente valutato in termini di perizia/imperizia. Ciò non esclude che l’evento possa essere stato determinato da un errore originato da negligenza o imprudenza; ma, in tal caso, sarà necessario isolare con precisione detto errore, sulla scorta di pertinenti dati fattuali che ne attestino la ricorrenza.

Con la sentenza n. 15258/20 depositata il 18/5/20, la S.C. (sezione quarta penale) ha fissato degli interessanti principi in ordine alla responsabilità professionale medica.
Partendo dal caso di specie (che riguardava il decesso di una  paziente a causa dell’omessa diagnosi di una emorragia sub aracnoidea) la S.C. ha statuito che il giudice di merito, ove concluda per la riconducibilità di un evento infausto alla condotta dell’imputato, è tenuto a rendere una motivazione articolata, dovendo, tra l’altro:
1) indicare se il caso concreto sia regolato da linee – guida o, in mancanza, da buone pratiche clinico  – assistenziali;
2) specificare di quale forma di colpa si tratti (generica o specifica e per imperizia, negligenza o imprudenza);
3) appurare se ed in che misura la condotta del sanitario si sia discostata dalle linee guida o dalle buone pratiche clinico – assistenziali e, in via più generale, quale sia stato il grado della colpa;
4) ove il reato non sia stato commesso durante la vigenza dell’art. 590 sexies c.p., accertare quale delle diverse discipline succedutesi nel tempo debba essere applicata, in quanto più favorevole al reo ex art. 2 c.4 c.p..

La Corte ha evidenziato la difficoltà della giurisprudenza nell’individuare chiare indicazioni in merito a ciò che debba intendersi per imprudenza, negligenza ed imperizia, soprattutto in campo di responsabilità sanitaria.

Pertanto ha ritenuto che non sia possibile in detto settore operare delle generalizzazioni, considerate le molteplici forme dell’esercizio dell’attività sanitaria, ove, molto spesso, un medesimo atto può mettere radici in causali diverse. Di conseguenza, la sentenza dovrà riuscire a delineare l’origine dell’errore dal quale derivi la condotta colposa.

In particolare, l’ IMPERIZIA è concetto proprio dell’esercizio di una professione e si configura nella violazione di ‘regole tecniche’ della scienza e della pratica.

Ciò non esclude che l’evento possa essere stato anche determinato da un errore originato da NEGLIGENZA e/o IMPRUDENZA – alla cui base c’è la violazione di cautele attuabili secondo la comune esperienza – le quali dovranno essere accertate specificamente, in base a pertinenti dati fattuali che ne attestino la ricorrenza.