La normativa sugli obblighi di trasparenza di cui al d.lgs. n. 33/2013, è applicabile anche alle strutture sanitarie sulla base di quanto disposto dall’ art. 2-bis n.3, secondo periodo.
Alle strutture sanitarie non si applicano le misure di prevenzione della corruzione, diverse dalla trasparenza ma ciò non toglie che, in considerazione delle finalità istituzionali perseguite da questi enti e della possibile sussistenza di fenomeni corruttivi che li riguardano, non viene meno l’interesse generale alla prevenzione della corruzione.

L’attività svolta dalle strutture sanitarie in regime di autorizzazione, pur presa in considerazione in sede di programmazione sanitaria di livello regionale, è attività solo “regolata” e quindi esclusa dalla disciplina sulla trasparenza.

L’attività svolta dalle strutture sanitarie in regime di accreditamento, invece, è direttamente affidata a soggetti diversi da quelli pubblici, anche interamente privati, che la svolgono nel quadro della programmazione sanitaria regionale: tali attività, ricadendo nell’ambito di applicazione dell’art. 2-bis, co. 3, secondo periodo, sono da considerarsi soggette all’obbligo di trasparenza.

Le strutture sanitarie, pertanto, non devono adottare il Piano di prevenzione della corruzione e della trasparenza (PTPC) né sono tenute ad adottare misure preventive della corruzione in aggiunta al modello 231; solamente quelle accreditate devono provvedere alla attestazione sulla trasparenza.

I dati la cui pubblicazione si chiede di attestare, per le associazioni, fondazioni e enti di diritto privato (art. 2-bis, co. 3, secondo periodo, d.lgs. 33/2013), rispetto alle altre categorie di soggetti, sono:

1)  Attività e procedimenti (art. 35)

2)  Servizi erogati (art. 32 e solo per il SSN anche art. 41, co. 6)

3)  Altri contenuti – Accesso civico (Linee guida ANAC determinazione n. 1134/2017).

L’accesso civico riguarda i dati e i documenti da non pubblicare obbligatoriamente e si applica, per le amministrazioni e per i soggetti di diritto privato in controllo pubblico, all’organizzazione e all’attività svolta, mentre per gli altri soggetti di diritto privato, come individuati all’art. 2-bis, co.3, del d.lgs. 33/2013, riguarda i dati e i documenti relativi alle sole attività di pubblico interesse svolte.

Si ricorda che l’art. 41 del decreto legislativo n. 33/2013 prevede, tra l’altro, che

  • le regioni includono il rispetto di obblighi di pubblicità previsti dalla normativa vigente fra i requisiti necessari all’accreditamento delle strutture sanitarie”;
  • gli enti, le aziende e le strutture pubbliche e private che erogano prestazioni per conto del servizio sanitario sono tenuti ad indicare nel proprio sito, in una apposita sezione denominata «Liste di attesa», i criteri di formazione delle liste di attesa, i tempi di attesa previsti e i tempi medi effettivi di attesa per ciascuna tipologia di prestazione erogata”.

Gli OIV (Organismi indipendenti di valutazione) e gli organismi con funzioni analoghe (ad esempio: ODV231) sono tenuti ad attestare la pubblicazione dei dati – come indicati nella delibera 213 – al 30 giugno 2020 e non più al 31 marzo 2020.

L’attestazione va pubblicata nella sezione “Amministrazione Trasparente” o “Società trasparente” entro il 31 luglio 2020 e non più entro il 30 aprile 2020.