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Degna di nota e segnalazione è la recente sentenza del Consiglio di Stato, III Sez., n. 7820/2020, pubblicata il 9 dicembre 2020, che ha dichiarato competente il Giudice Amministrativo nelle controversie aventi ad oggetto i provvedimenti che afferiscono al complesso procedimento di monitoraggio e controllo delle attività e prestazioni oggetto dei rapporti contrattuali intercorsi tra la regione e una struttura sanitaria privata accreditata.

A parere dei Giudici del Consiglio di Stato, il Tar Lazio – III Sez. con la sentenza n. 3507/2020, ha erroneamente ritenuto competente il Giudice Ordinario nelle cause relative ai provvedimenti sopra citati, sul presupposto che l’oggetto del contendere sia rappresentato da atti meramente applicativi dei criteri di esercizio del controllo dell’attività di ricovero e non dagli atti (sottesi – NDR) che stabiliscono tali criteri.

Nello specifico, la ragione dell’esclusione della competenza amministrativa, secondo i Giudici del Tribunale Amministrativo, sarebbe da ricondurre al fatto che nei suindicati ambiti l’amministrazione non opererebbe tramite poteri autoritativi, ma si limiterebbe a compiere un’attività di verifica riguardo l’adempimento delle prestazioni sanitarie cui è obbligata la struttura sanitaria, che esula dalla giurisdizione amministrativa.

Il Consiglio di Stato, invece, partendo dall’analisi della normativa che rileva in materia (art. 8-octies del d.lgs. n. 502/1992 ed art. 79, comma 1-septies, del d.l. 25 giugno 2008, n. 112, conv. con l. 6 agosto 2008, n. 133), ha statuito che i controlli di appropriatezza non esauriscono la loro funzione nella verifica dell’adempimento, da parte del soggetto convenzionato, alle obbligazioni derivanti a suo carico dal rapporto concessorio di accreditamento, ma sono volti a perseguire obiettivi, di pubblico interesse, di economicità nell’utilizzo delle risorse e di verifica della qualità dell’assistenza erogata, a tutela del diritto alla salute.”

Pertanto, alla luce dell’indiscutibile funzione pubblica assolta dai controlli analitici esterni, viene meno la natura vincolata del potere amministrativo, esercitando in questi casi la P.A. una funzione di verifica, controllo, accertamento tecnico dei presupposti previsti dalla legge, quale soggetto incaricato della cura di interessi pubblici generali.

In conclusione, secondo il Consiglio di Stato, la circostanza che il potere amministrativo sia predeterminato dalla legge nell’an e nel quomodo e che quindi sia “vincolato”, non giustifica una sua implicita trasformazione in una categoria civilistica assimilabile ad un diritto potestativo.

L’attività della P.A. non cessa di essere autoritativa e di tradursi in atti aventi natura provvedimentale, come tali sottoposti alla giurisdizione amministrativa, contrariamente a quanto ritenuto dai Giudici del Tribunale Amministrativo del Lazio nella sentenza impugnata.

Avv. Alessia Costantini
Dott.ssa Francesca Di Stefano