La grave emergenza sanitaria – per la pandemia determinata dal virus COVID 19 o ‘Coronavirus’  –  che sta letteralmente travolgendo il nostro Paese da alcune settimane e che ha indotto il Governo ad imporre limitazioni progressivamente sempre più stringenti, ha prodotto una serie di atti normativi e non, che richiedono una continua attenzione non solo da parte dei singoli cittadini, ma anche da parte delle categorie produttive.

In particolare, come noto, il DPCM dell’11 marzo e il più recente DPCM del 22 marzo hanno previsto l’osservanza fino al prossimo 3 aprile di numerose raccomandazioni per le attività produttive.

Fatti salvi gli obblighi imposti dal citato decreto, è stato elaborato il 14/3/20 un Protocollo di intesa e condiviso tra il Governo e le parti sociali per regolamentare le misure a contrasto e contenimento del COVID 19 negli ambienti di lavoro.

Il Protocollo contiene 12 linee guida (riguardanti informazione, modalita’ di ingresso in azienda, modalita’ di accesso dei fornitori esterni, pulizia e sanificazione in azienda, precauzioni igieniche personali, dispositivi di protezione individuale, gestione di spazi comuni, organizzazione aziendale, gestione di entrata ed uscita dei dipendenti, spostamenti interni, riunioni, eventi interni e formazione, gestione di una persona sintomatica in azienda, sorveglianza sanitaria/medico competente/rls) che intendono fornire indicazioni operative finalizzate ad incrementare le misure di contrasto e contenimento del COVID 19.

Queste indicazioni (integrabili da altre, anche più incisive, previa consultazione delle rappresentanze sindacali aziendali) sono state elaborate per gli ambienti di lavoro non sanitari.

A maggior ragione – si ritiene – esse non possono che costituire un quid minimum da seguire per le aziende sanitarie e le case di cura.

Peraltro, come previsto nella Premessa del Protocollo, le imprese potranno elaborare dei protocolli ‘personalizzati’ di sicurezza anti contagio che traggano spunto dalle linee guida del Protocollo medesimo, ma meglio si adattino alla situazione concreta dell’azienda.

Il Protocollo (alla nota 1 del par. 2) contiene pure alcune indicazioni in ambito di privacy, che presuppongo la preparazione di specifiche informative ed atti di autorizzazione al trattamento dei dati personali.

Al punto 13 del Protocollo è stata infine  prevista la costituzione in Azienda di un comitato per l’applicazione e la verifica dell’attuazione delle regole del Protocollo, con la partecipazione delle rappresentanze sindacali interne.

Tra gli adempimenti da considerare ci sono l’aggiornamento del documento di valutazione dei rischi (Dvr) o la predisposizione di adeguate procedure per ridurre al minimo il rischio di contagio dei lavoratori. In particolare, l’Ordinanza del 6 marzo 2020 del Presidente della Regione Lazio, ordinava, tra l’altro, proprio di dare mandato ai datori di lavoro di procedere all’immediata rivalutazione del rischio, ai sensi del D.lgs. n.81/2008, in considerazione dell’epidemia e di assicurare al personale adeguati DPI.

Per gli operatori sanitari si dovrà curare l’attuazione di quanto previsto dalla valutazione del rischio biologico, integrando le misure di prevenzione conformemente a quanto previsto dalla circolare del ministero della Salute 5443/2020, che contiene precise indicazioni procedurali per trattare i pazienti in sicurezza da parte del personale sanitario.

Ad avviso di chi scrive, l’osservanza delle suddette linee guida (o l’osservanza di quelle presenti in specifici protocolli aziendali che traggano spunto dal Protocollo del 14/3/20) che rientrano nella gestione del rischio sanitario,  è di estrema importanza per le strutture sanitarie. Questo sia per impedire  il verificarsi di malaugurati casi interni di contagio se non addirittura di decesso di degenti e personale, sia, qualora essi si siano purtroppo e nonostante tutto verificati, per costituire una valida base di difesa nel caso di insorgende controversie di natura penale e civile nei riguardi del personale medico e di natura civile nei confronti della struttura sanitaria, ai sensi degli artt. 6 e 7 della l. n. 24/17.

Infine, ritengo che i protocolli adottati andrebbero considerati pure nei modelli organizzativi ex Dlgs n. 231/2001, perché i reati di lesioni gravi o gravissime e di omicidio colposo commesso con violazione della normativa sulla sicurezza dei luoghi di lavoro sono reati presupposto per l’applicazione delle sanzioni amministrative previste nel su citato Dlgs.

avv. Carlo Delfino