La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha escluso la violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo sull’obbligo dei vaccini per i minori da parte della Repubblica Ceca. La sentenza, che rappresenta la prima pronuncia della Corte riguardo all’obbligatorietà dei vaccini per i minori, è stata emessa in seguito ai ricorsi presentati da sei famiglie che non avevano vaccinato i propri figli. Fissati i criteri ai quali i legislatori nazionali devono conformarsi per rispettare il principio di non ingerenza nella vita privata ex art. 8 CEDU.

Il caso, nato da sei domande, riguarda l’obbligo legale di vaccinare i bambini contro malattie note alla scienza medica e le conseguenze per i richiedenti di non conformità ad essa. La prima domanda è stata presentata da un genitore il quale lamentava di essere stato multato per non aver vaccinato i figli in età scolare. Le altre sono state presentate dai genitori per conto dei loro figli minorenni dopo che era stato loro negato il permesso di iscriverli alle scuole materne o agli asili nido.

Nella giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la vaccinazione obbligatoria, come intervento medico non volontario, rappresenta un’ingerenza nel diritto al rispetto della vita privata, tutelata dall’articolo 8 della Convenzione. Nel ripercorrere l’art 8, secondo paragrafo CEDU, la Corte afferma che non tutte le tipologie di ingerenza sono sic et simpliciter proibite.

Al secondo paragrafo l’art. 8 CEDU, infatti, stabilisce che: “Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o  della morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui”.

Secondo la Corte la limitazione alla libertà di autodeterminazione e l’ingerenza nella vita privata del singolo imposta da una norma che obbliga alla vaccinazione è consentita in presenza delle seguenti condizioni:

  1. la previsione di legge;
  2. gli obiettivi di protezione della salute e dei diritti e libertà altrui;
  3. la necessità di tale opzione in una società democratica.

Un’ingerenza alla vita privata deve trovare fondamento in una legge dell’ordinamento interno che sia adeguatamente accessibile e sufficientemente precisa e la previsione della vaccinazione obbligatoria può essere contenuta non solo dalla legge primaria ma anche da atti di rango inferiore.

L’obiettivo primario è, infatti, quello di proteggere dalle malattie che possono rappresentare un grave rischio per la salute, sia per coloro i quali ricevono le vaccinazioni sia per chi non può sottoporvisi in quanto vulnerabile.

Tale obiettivo risponde alle finalità della tutela della salute e della tutela dei diritti altrui, riconosciute dall’articolo 8. A tal fine ciascuna autorità nazionale ha il compito di valutare il giusto equilibrio tra interesse pubblico e interferenza nella vita privata degli individui, e con esso quello di  adottare in modo discrezionale i mezzi più idonei al raggiungimento di tale equilibrio.

Sebbene nel caso specifico nessuna delle vaccinazioni  fosse avvenuta, anche l’obbligo vaccinale e le conseguenze dirette del mancato rispetto di esso hanno imposto un’analisi circa tale interferenza.

Secondo la Corte l’interferenza era stata lecita e perseguiva il legittimo scopo di proteggere la salute e i diritti degli altri. E, nel valutare la necessità dell’ingerenza nei diritti dei ricorrenti in una società democratica, la Corte ha soppesato i seguenti fattori:

  1. Il margine di apprezzamento dello Stato;
  2. Urgente necessità sociale e motivi pertinenti e sufficienti;
  3. Proporzionalità .

Con riferimento al primo aspetto, i Giudici hanno appoggiato la necessità in Repubblica Ceca di imporre il dovere di vaccinazione, in risposta ad una pressante esigenza sociale di tutela della salute individuale e pubblica e soprattutto come difesa, attesa la tendente diminuzione del tasso di vaccinazione tra i bambini.

Circa l’obbligatorietà della vaccinazione nella Repubblica Ceca, la Corte si è basata sui riscontri in termini di efficacia e sicurezza della vaccinazione infantile e sull’obiettivo di raggiungere il più alto grado possibile di copertura vaccinale.

Secondo la giurisprudenza consolidata della Corte, infatti, in tutte le decisioni riguardanti i minori assume fondamentale importanza il raggiungimento del migliore interesse possibile per il minore.

Ne deriva che gli Stati hanno l’obbligo di mettere al centro di tutte le decisioni che incidono sulla loro salute e sul loro sviluppo gli interessi del minore, nonché quelli dei bambini in quanto gruppo.

L’obiettivo da perseguire, quindi, in relazione all’immunizzazione, è la protezione di ogni minore da gravi malattie. Obiettivo che si ritiene raggiunto nella maggioranza dei casi dai bambini che ricevono l’intero programma di vaccinazioni durante i primi anni. Invece, per coloro che si trovano impossibilitati a ricevere il vaccino per la loro condizione, la protezione dalle malattie contagiose è indiretta finché nella loro comunità risulti mantenuto il livello richiesto di copertura vaccinale, vale a dire che la loro protezione proveniva dall’immunità  di gregge.

Ad avviso della Corte, “quando una politica di vaccinazione volontaria non è stata considerata sufficiente per raggiungere e mantenere l’immunità di gregge, o tale immunità non era pertinente a causa della natura della malattia, potrebbe ragionevolmente essere introdotta una politica di vaccinazione obbligatoria al fine di raggiungere un livello adeguato di protezione contro le malattie gravi”.

Per tali ragioni la politica sanitaria dello Stato convenuto è stata ritenuta coerente con l’interesse dei minori.

Invece, il rispetto della proporzionalità delle ingerenze alla vita privata deve essere indagato alla luce dello scopo perseguito, ed è stato motivato tenendo conto di alcune considerazioni:

  • il dovere di vaccinazione ha ad oggetto malattie contro le quali la vaccinazione è considerata efficace e sicura dalla comunità scientifica;
  • anche se obbligatorio, l’obbligo vaccinale non era assoluto e consentiva esenzioni sia per controindicazione permanente che per motivi di coscienza;
  • l’inoculazione della vaccinazione obbligatoria non è perseguita con la somministrazione forzata, ma con la previsione di sanzioni in caso di rifiuto della vaccinazione;
  • le garanzie procedurali erano previste dal diritto interno e le ricorrenti avevano potuto fare ricorso a mezzi di ricorso amministrativi e giudiziari;
  • l’approccio legislativo adottato ha permesso alle autorità di reagire con flessibilità alla situazione epidemiologica e agli sviluppi della scienza medica e della farmacologia;
  • non era stata dimostrata alcuna questione sull’integrità del processo decisionale o sulla trasparenza del sistema interno;
  • per quanto riguarda la sicurezza, riconoscendo rischi molto rari ma indubbiamente molto gravi per la salute di un individuo, la Corte ha ribadito l’importanza delle precauzioni necessarie prima della vaccinazione, compreso il monitoraggio della sicurezza dei vaccini in uso e il controllo di eventuali controindicazioni in ogni singolo caso;
  • sebbene, come proposta generale, la disponibilità di un indennizzo in caso di lesioni alla salute causate dalla vaccinazione fosse rilevante ai fine di valutare complessivamente un sistema di vaccinazione obbligatoria, la questione non ha potuto avere un significato decisivo nel contesto delle presenti applicazioni in quanto non erano stati somministrati vaccini. Inoltre, le ricorrenti non avevano sollevato la questione nel procedimento interno e, per la maggior parte di esse, i fatti erano avvenuti in un momento in cui era disponibile un risarcimento ai sensi del diritto interno.

Peraltro, è stato evidenziato che la mancata ammissione alla scuola materna non ha carattere punitivo di sanzione, ma deve essere interpretata come una misura protettiva della salute dei bambini piccoli non vaccinati.

Quanto all’efficacia della vaccinazione, nella sentenza si ribadisce l’importanza vitale di questo mezzo di protezione delle popolazioni contro malattie che possono avere gravi effetti sulla salute individuale che possono impattare, in caso di contagio, con l’intera collettività. Senza tralasciare che, sebbene del tutto sicura per la grande maggioranza dei destinatari, in rari casi la vaccinazione possa rivelarsi dannosa per un individuo, provocando danni gravi alla sua salute.

Emerge, quindi, con estrema chiarezza da parte della Corte, che le vaccinazioni obbligatorie rappresentano un dovere e non una scelta rimessa al singolo, almeno per quanto riguarda quelli contro malattie infantili note alla scienza medica, nonché  il solo strumento per proteggere coloro che, per gravi patologie, non possono ricevere il trattamento vaccinale e devono fare affidamento unicamente sull’immunità di gregge.